da n. 5 - 1996

LE ISOLE TONGA
di Raffaella Schiller

Ho scelto il punto del pianeta piu' lontano dall'Italia. Il luogo che per primo vede il sorgere di ogni nuovo giorno, dove ci era stato detto che la forza delle onde aveva scolpito paesaggi spettacolari. Un angolo di oceano punteggiato da centinaia di isole: le isole del regno di Tonga, la mitica Antica Polinesia. Li', nel cuore del Sud Pacifico, tremila anni fa, i leggendari navigatori polinesiani approdarono con grandi canoe e con enormi blocchi di corallo, staccati dalla barriera, costruirono monumentali tombe a terrazze per i loro re e persino un colossale calendario solare. Se centinaia di anni fa quegli uomini coraggiosi erano riusciti a far questo, per due intraprendenti documentaristi in erba, sempre in cerca di nuove esperienze subacquee e naturalistiche, questa destinazione prometteva bene.

Lo spirito d'avventura, che e' il filo conduttore della realizzazione dei nostri documentari, sembrava poter essere soddisfatto ampiamente da questo regno unico al mondo. Sott'acqua e in superficie molte erano le prerogative interessanti e insolite. Ad esempio quella di essere un territorio subacqueo vergine o che sulla terraferma vigevano usanze particolari, come quella che solo ai membri della famiglia reale era permesso cacciare le volpi volanti: giganteschi pipistrelli dal muso volpino, considerati sacri.

Solo dagli inizi del 1600 si hanno notizie scritte dei quattro arcipelaghi che costituiscono l'attuale regno di Tonga. Tasman e il Capitano Cook furono i primi navigatori europei a sbarcarvi e le chiamarono le "Isole degli amici". Oggi, delle 170 isole dell'ultimo regno del Sud Pacifico, meno di 40 sono abitate; tutte le altre sono sotto l'esuberante dominio della natura e del mare. Con questa natura e questo mare avremmo dovuto misurarci per realizzare uno dei nostri documentari, in coproduzione con la Rai, e con una troupe composta esclusivamente da due persone non era impresa facile! Oltre ai due giorni di viaggio aereo e alla prospettiva di doverci "cammellare" 300 chili tra attrezzature subacquee, telecamere, macchine fotografiche esterne e sub, in posti dove nemmeno i locali mettevano piede, rimaneva l'incognita di come fare a ispezionare quei fondali dove nessuno si era mai immerso con le bombole, in quel mare che e', senza ombra di dubbio, il principale protagonista di tutta la vita di Tonga.

Che le isole che eravamo venuti a esplorare fossero particolari, io stessa lo percepivo sempre piu', dall'emozione con la quale stringevo la Betacam (la telecamera professionale), mentre riprendevo da un piccolo aereo il susseguirsi degli arcipelaghi durante l'avvicinamento alla seconda tappa del viaggio.

Nell'isola principale, Tongatapu, avevamo potuto realizzare le nostre prime immagini terrestri e subacquee. Piu' che il mare ci avevano meravigliato le dimensioni dei tongani: uomini e donne di statura e peso imponenti, ben lontani dall'immagine scultorea e aggraziata degli abitanti della vicina Polinesia francese. La cordialita' di questi "giganti" dei mari del Sud faceva da contrasto al loro modo "semplice" di vita. Ognuno aveva frutta e verdura a sufficienza, una casa contornata da minuscoli maiali e cagnolini che, "indistintamente", costituivano il loro pasto proteico! Dei quattro arcipelaghi del regno, quello delle isole Ha'apai, nostra seconda meta, e' il centro geologico e geografico di Tonga. Piatti atolli corallini, la maggior parte disabitati, dove spesso le isole sono unite da lingue di sabbia bianchissima. Con la bassa marea gli abitanti, appena 112 mila, si spostano utilizzando esclusivamente il loro mezzo di trasporto preferito: il cavallo. Gli uomini, abilissimi costruttori di canoe, si dedicano prevalentemente alla pesca, mentre le donne rimangono a terra a svolgere altri compiti, nelle vicinanze delle abitazioni, i fale, da cui si allontanano soltanto per la preparazione delle "tapa", raffinate stoffe ottenute dalla corteccia intrecciata di vari alberi.

In queste isole dall'atmosfera rilassante, i ritmi di vita sono completamente diversi da quelli del caos continentale. La serenita' della filosofia tongana traspare persino nei cimiteri, coloratissimi e quasi sempre in riva al mare, o nelle antiche danze folkloristiche. Unica malattia gradita e' la "sindrome polinesiana" che si puo' riassumere nel detto "fallo alla maniera di Tonga: domani"! Potete immaginare il contrasto con noi pallidi giornalisti italiani che, carichi come somari, cercavamo disperatamente di realizzare freneticamente le immagini tra un'isola e l'altra.

Per le immersioni eravamo riusciti a farci spedire via nave, dal Beluga Diving della capitale, 27 gruppi di bombole. Una volta sistemati nel "resort" locale, una barca del posto ci avrebbe portato in alcuni punti dei reef. Tutto programmato, tranne il fatto che durante le immersioni notturne bisognava guardarsi le spalle non tanto dai numerosi squali, abituali predatori notturni, quanto dai tongani stessi! Sfegatati pescatori apneisti, si erano notevolmente entusiasmati alla luce dei nostri fari subacquei, piu' potenti delle loro torcette e utilissimi per catturare ogni tipo di pesce con rudimentali fiocine. Il problema era far capire loro che non "era carino" infilzare i vari pinnuti (compresi gli indigesti pesci palla!) che il mio partner Fabio stava pazientemente filmando, con l'incubo incombente di una fiocinata.

In questo arcipelago, ancora non contaminato dal turismo, i coralli crescono in maniera incredibile, ma il pesce appare molto spaventato, al punto da farci sospettare l'uso di sistemi di pesca poco ortodossi, tipo esplosivo. A conferma potremmo citare delle "curiose" zone circolari dove il corallo appariva completamente morto, al cui limite la vita marina riprendeva rigogliosissima.

Duecentocinquanta chilometri a nord della capitale, un altro arcipelago del regno di Tonga, quello delle isole Vava'u, offre uno tra gli spettacoli piu' affascinanti dei mari del Sud. Una cinquantina di isole calcaree, ricoperte da una fitta vegetazione a picco sull'oceano, con una piccola barriera di corallo. All'interno foreste di felci fittissime e piantagioni di palme affusolate su cui si arrampicano, fino a 25 metri di altezza, le piante della vaniglia. Tra isole e isolotti, una miriade di canali e decine di splendidi ancoraggi isolati ne fanno uno dei piu' caratteristici approdi del Sud Pacifico, al riparo dagli Alisei. Per attraversare i profondi canali che separano le isole, gli indigeni utilizzano piccole barche a motore; strade asfaltate e ponti sono pochissimi, il mare e' la migliore via di comunicazione.

Dal momento che se non fossero favorite dalle abbondanti piogge non sarebbero cosi' lussureggianti, le foreste che separano le zone costiere dai picchi piu' alti sono impenetrabili o quasi (almeno per noi). Piccoli sentieri fangosi raggiungono i punti strategici dove poter ammirare il paesaggio, ma sono quasi impraticabili dopo un acquazzone.

Per le immersioni le cose erano piu' semplici; assistiti dal Dolphin Pacific Diving, potevamo esplorare i fondali con piu' comodita'. La particolare natura geologica delle isole Vava'u ha creato ovunque, anche sott'acqua, paesaggi inaspettati, con un susseguirsi di enormi caverne sottomarine; il mare ha scolpito figure fantastiche su massi ciclopici. La luce del sole che filtra attraverso gli ingressi delle gigantesche grotte crea giochi di luce suggestivi e i raggi solari sono la fonte di vita per molte delle creature che amano vivere sotto le volte calcareee.

Qui anche gli squali, che d'abitudine frequentano i reef o il mare aperto, sembrano insolitamente apprezzare i giganteschi anfratti naturali e ne hanno fatto un loro dominio. Caratteristica unica al mondo e' che quasi in ogni grotta una coppia di pinna bianca ha stabilito la propria dimora diurna e, per non smentire il soprannome delle Tonga di "Friendly islands" (Isole degli amici), l'atteggiamento nei nostri confronti non e' mai stato aggressivo, solo prudentemente confidenziale! E durante le emozionanti immersioni notturne, negli stretti canali che precipitavano vertiginosamente su fondali abissali oltre i duecento metri, non sono nemmeno venuti a curiosare, come d'abitudine e se c'erano non si sono fatti notare!

Se lungo le barriere madreporiche degli atolli la vita sottomarina esplode in caroselli di piccoli pesci colorati, nelle caverne di Vava'u trionfa il mondo degli invertebrati. Fitti rami di prezioso corallo nero e gorgonie di ogni tipo tappezzano le volte e le pareti delle grotte, come trine delicate in un susseguirsi di mille colori e sfumature. All'uscita della grotta piu' famosa, che gli indigeni chiamano "Sea fans cave" (Grotta dei ventagli), un'incredibile foresta di gorgonie offre uno spettacolo subacqueo unico al mondo. Dopo aver girato la maggior parte dei mari del globo, e' quest'angolo sommerso del regno di Tonga che ci ha affascinato maggiormente. Migliaia di giganteschi "ventagli di mare" dalle tinte delicate ricoprono le rocce sommerse. Queste meravigliose creature, dalle strane forme ramificate influenzate dalle correnti, che in altri mari preferiscono vivere solo a grandi profondita', qui sembrano voler arrivare quasi alla superficie.

La natura, maestra nel disegnare e dar vita anche sott'acqua alle forme piu' affascinanti, ha voluto fare questo prezioso regalo al mare del regno di Tonga, oggi affidato alla custodia dell'uomo. Per quanto tempo ancora sapra' proteggerlo ?...


Ufficio del Turismo di Tonga in Italia
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